Appello a tutti i movimenti anti CASTA: uniamo le forze!
L’On. Vincenzo Visco prima contribuisce in modo determinante e ostinato a rovinare le nostre aziende, a causare il declino economico del paese (con i suoi “studi di settore” e “Irap” costringe tanti imprenditori a pagare sino al 75% di tasse, con punte sino al 227%!) poi piange lacrime di coccodrillo. Nel corso del dibattito su “La cultura economica del partito democratico” insieme a Walter Veltroni e Pierluigi Bersani ha dichiarato: “L’Italia è chiaramente un Paese in declino, da dieci anni cresce meno della media europea. E’ oberato da debiti. Il Paese necessita di un messaggio di verità che sino a oggi le classi dirigenti, spaventate o inconsapevoli, non hanno saputo dare”.In mezzo ad una marea di politici che sanno solo fare risse indecorose in quanto il loro unico scopo è quello di riuscire a mettere le mani sulla montagna di tasse che noi paghiamo, allo scopo di gestire la spesa pubblica nel modo clientelare che tutti noi sappiamo, dobbiamo riconoscere che almeno Visco non ha usato falsi giri di parole ma ha avuto il coraggio di ammettere che l’Italia è allo sbando. Gli indicatori più accreditati ormai sono concordi nell’attribuire al nostro paese il 41° posto nella gradutoria mondiale dei paesi più competitivi. Ricordiamoci che una volta eravamo nei primi cinque. Ci rendiamo conto che tutti ci passano avanti e presto saremo in compagnia dei paesi del terzo mondo? Come abbiamo fatto a finire così?
Non ditemi che tutte le colpe bisogna farle risalire alla partitocrazia dissennata che si è impadronita di tutto, mezzi di comunicazione, associazioni di categoria, sindacati dei lavoratori, sistema bancario, istruzione, ecc. ecc. E’ vero, tutto è asservito alle segreterie dei partiti politici. Persino le elezioni ormai sono una farsa. Gli elettori cosa decidono? Prodi o Berlusconi. Bella lotta stabilire quale dei due è il peggiore! Tutti e due sono campioni dei partiti della spesa, altro che buon governo!
E noi? Proviamo a fare un po’ di autocritica, o no?
Se i disonesti si sono impadroniti di tutti i poteri noi dove eravamo? A discutere tra Prodi e Berlusconi! A fare solo critiche che non portano da alcuna parte!
Io mi auguro che la parte più sana del paese, quella più laboriosa, quella degli imprenditori che nonostante tutto riescono ancora a portare avanti le loro attività, quella dei lavoratori dipendenti che continuano a fare il loro dovere nonostante le tante fatiche per arrivare alla fine del mese, che questa Italia la smetta di perdersi in critiche sterili e incominci seriamente a pensare in modo più costruttivo.
Noi dobbiamo creare un grande movimento che sia a favore del liberismo e si schieri apertamente contro lo statalismo, contro il partito trasversale della spesa pubblica.
Sappiamo che il movimento decidere.net dice le stesse cose che diciamo noi Solo che loro lo dicono meglio di noi, con termini più appropriati. Per uscire da questa situazione disastrosa hanno avanzato proposte complete e articolate, meglio delle nostre. Continuiamo a discutere sul fatto che Capezzone ha un passato di radicale o vogliamo parlare di cose concrete da fare?
Io mi auguro che i vari movimenti spontanei trovino il coraggio di accantonare tante piccole gelosie e che il buon senso ci faccia convergere tutti in un grande, grandissimo movimento che sappia dare una speranza alla parte onesta del paese e che costringa i parassiti ad andare a lavorare se non vogliono morire di fame.
Se tutti i movimenti non si uniscono, dobbiamo rassegnarci a tenerci Visco, Mastella e tutti gli altri. Un magistrato di Catanzaro scopre che Mastella è implicato nel malaffare? Nessuna paura per la Casta: viene trasferito il magistrato! Andiamo avanti così?
Troviamoci con Pagliarini e Capezzone domenica 28 alle ore 17.00 presso lo Starhotels Cristallo Palace Via Betty Ambiveri n. 35 a 100 metri dall’uscita dell’autostrada a Bergamo e vediamo come bloccare il declino economico e morale del Paese.
Giovanni Morstabilini
Bergamo, 21 ottobre 2007
Comitato “Meno sprechi, Meno Tasse”
Via San Francesco d’Assisi, 1 24121 Bergamo
Tel. 035 271105 Fax 035 4178997
www.bastasprechi.org




E’ il 1992, esattamente 15 anni fa; sul numero 2 di Micromega Gianfranco Miglio, nel corso di una conversazione-articolo con Sergio Scalpelli (disponibile anche su Quaderni Padani n. 64-65, di marzo-giugno 2006) riflette su socialismo e federalismo. Ragionando sulla fine del comunismo sovietico, individua i due capisaldi che hanno portato al fallimento del modello di società ovvero la certezza di un reddito e di un lavoro per tutti e l’eguaglianza tendenziale dei redditi. Due concetti che rappresentano il leit motiv della sinistra di casa nostra che, periodicamente, torna a paventare lo spettro del comunismo collettivista, in apparenza ignara della storia, incapace di capire che il reddito comunque garantito inibisce la spinta a lavorare e produrre così come impedisce agli individui, in particolare quelli dei ceti medio – bassi, come ricorda Miglio, di migliorare il proprio livello di vita, congelando la spinta al guadagno.
L’autonomia cantonale, in particolare, si concretizza nella sovranità cantonale, nell’esistenza di una propria Costituzione, di organi eletti autonomamente e soprattutto nella disponibilità di risorse finanziarie proprie, la “famosa” competenza fiscale che fa del federalismo fiscale la discriminante cruciale per riconoscere il federalismo. Nel pur acceso dibattito che da tempo anima la comunità politica elvetica a proposito di un possibile ingresso nella Ue c’è un punto fermo che sembra non poter essere messo in discussione; si tratta dell’autorità dei Cantoni in materia fiscale, un principio sacrosanto e fondamentale che affonda le origini nell’essenza stessa del concetto di federalismo. Nel Rapporto che vi ho citato, al paragrafo 6.4.1, si legge “A differenza di altri stati federali (per esempio la Germania), le imposte costituiscono un elemento importante della competitività dei Cantoni come piazza economica. La concorrenza fiscale è una delle cause dell’onere fiscale relativamente basso vigente in Svizzera. Essa consta di tre elementi portanti: l’autonomia cantonale delle entrate data dalla facoltà di fissare le leggi fiscali, l’autonomia cantonale delle spese data dalla determinazione del preventivo e la perequazione finanziaria compiuta a livello federale, con cui si compensano in parte le disparità cantonali.” 